DA FUORI A DENTRO

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Milano-Bollate, 08 gennaio 2024

Descrivere l’esperienza fatta lo scorso 16 dicembre in occasione dei mercatini di Natale, ma più in generale le esperienze fatte con l’associazione RERUM all’interno della Casa di Reclusione di Milano-Bollate, non è cosa che si può descrivere in poche parole, soprattutto per il fatto che le sensazioni che si provano non sono riconducibili ad uno stato d’animo soltanto, ma vi è un insieme di percezioni a cui si è esposti e spesso non si è preparati soprattutto se si è alla prime esperienze.

Il carcere è uno di quei posti che solitamente guardi da fuori, quasi sempre con distacco nei confronti di chi vi sta dentro, o quantomeno con l’atteggiamento di chi si sente dalla parte “giusta” della società, che nel comfort della “normalità” elabora tutta una serie di convinzioni su quelle specifiche realtà.

Il primo impatto con il mondo carcerario, dopo aver lasciato tutto quello che ti può collegare al mondo esterno, è il varco della porta carraia, ovviamente blindata, e già lì si comincia a vedere un altro mondo che inevitabilmente ti fa riconsiderare la scala delle priorità del quotidiano o comunque il valore delle cose che si danno per scontate; il tutto semplicemente cambiando punto di osservazione, da fuori a dentro.
Dopo una serie di passaggi attraverso porte e cancelli, passando davanti a guardie che ti ricontrollano e ti squadrano con gli occhi, si arriva nei reparti predisposti per la manifestazione di Natale a cui dobbiamo partecipare: un lunghissimo corridoio che collega i vari reparti nel quale sono posizionati i tavoli per gli espositori, alternati alle finestre con le fitte inferriate che danno sui cortili interni delimitati a loro volta da altri recinti o strutture che ostruiscono la vista.

Poco a poco cominciano ad arrivare gli espositori che popoleranno alla fine il lungo corridoio con i propri stand e gli oggetti di varia natura. Anche i detenuti fanno la loro parte, allestendo, trasportando, distribuendo materiale di ogni tipo necessario alla manifestazione e, dopo un primo momento in cui ci si guarda attorno con circospezione e un po’ di sospetto verso chi vive stabilmente all’interno, ci si ritrova a parlare di tecnologia, politica, e altre informazioni sullo scorrere della vita sia all’interno che all’esterno.
In poco tempo il corridoio si riempie di una folla di visitatori che mai come quest’anno hanno deciso di partecipare alla manifestazione dei mercatini di Natale all’interno del carcere di Bollate. Sui banchi degli espositori si trova di tutto, da piccoli oggetti fatti dai detenuti, a fotografie, passando per audiolibri, quadri, borse, libri cartacei e i gettonatissimi panettoni oltre a svariati prodotti della panificazione.
Quello che si compra in questi mercatini non è comunque qualcosa di meramente materiale, qualcosa che è il semplice risultato di uno scambio monetario; a ben guardare è un semplice pretesto per riconnettere due mondi che nel quotidiano stanno ben separati, ma che grazie a questa piccola connessione rialimentano comunque la speranza che una società migliore è possibile.

Anche se gli orologi nei corridoi della casa di reclusione segnano sempre la stessa ora, una giornata intera è volata, e ciò che alla fine si percepisce, al netto delle singole storie, è che in fondo in questi luoghi ci si rapporta comunque tra esseri umani, che per le più svariate vicende della vita, si trovano ora privati della libertà, ma che hanno ancora qualcosa da dare , come banalmente il ricordare indirettamente a noi “esterni” il valore di quello che abbiamo e diamo per scontato il più delle volte nel quotidiano.
Una manifestazione molto riuscita, quella dei mercatini di Natale, sicuramente frutto del lavoro di tante persone e probabilmente frutto di una “visione” trattamentale differente rispetto a tante altre realtà a questa assimilabili.

Un grande merito va riconosciuto alle associazioni come RERUM, che hanno saputo rompere la barriera mentale (ma anche farsi aprire quella fisica in questo caso), che esiste tra chi sta fuori e chi sta dentro, cercando di guardare a quanto di buono si può trovare nelle persone e nelle situazioni, andando oltre le sovrastrutture che il pregiudizio costruisce velocemente.
Forse il senso del Natale è anche questo, cercare una rinascita continua provando a migliorare e migliorarsi.

Pino Pulicanò

Servizio fotografico a cura di Paolo Lamioni.

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