LO SPORT CREA IMPORTANTI CONNESSIONI (parte 2)
A seguire una seconda serie di personali testimonianze scritte da soci ed amici di Rerum, con foto di Fabio Salustri che, come le precedenti, rispettano la privacy.
Con l’occasione un grande grazie a tutti colori che, in vario modo, ci hanno inviato echi, riflessioni e suggerimenti in seguito all’esperienza vissuta.
********
Il 22 Aprile ho partecipato al progetto “Oltre la Barriera” nel carcere minorile di Firenze ed è stata un’esperienza che mi ha colpito soprattutto a livello umano.
Al di là del torneo di calcetto, che resta un momento importante di condivisione e sorrisi e che abbiamo anche vinto, quello che mi porto dentro sono gli sguardi, le parole e la sensazione di avere davanti ragazzi come me, senza il peso della loro etichetta.
Una volta che ti interfacci con loro cadono le distanze e rimane solo l’incontro tra persone…ciò che mi sento di dire è che se tu vai lì con l’intenzione di andare davvero oltre la barriera, ne rimarrai piacevolmente sorpreso e molto arricchito, come è accaduto a me.
Alessandro Vangelisti
Studente universitario
La mia seconda esperienza, dietro una macchina fotografica, all’Istituto Penale Minorile Meucci di Firenze, mi ha permesso di mettere meglio a fuoco il contesto dell’opportunità che ci è stata concessa.
Volti nuovi, tra gli ospiti della struttura, hanno preso il posto di chi avevo inquadrato nella prima edizione, a limitare da una parte la ricerca di una continuità di rapporto, ma dall’altra definendo meglio i margini della nostra esperienza, condensandone le prospettive ed i contenuti relazionali.
E’ stato un proporsi, con semplicità, come uno spazio aperto, di confronto e di conforto, verso ciò che ci auspichiamo potranno essere le realtà ambientali che troveranno oltre quelle mura e quel cortile.
La struttura, avvolta dall’abbraccio accogliente ma vigile della città, mi appariva inizialmente fredda e statica, ma ben presto si è trasformata, rivestita dal desiderio di sano protagonismo degli ospiti, dal loro entusiasmo nel sentirsi al centro di una attenzione e di un obiettivo fotografico che li vedeva attori meritevoli e collaborativi di una armonia che andava oltre il significato sportivo.
L’atteggiamento premuroso della Direttrice, gli incitamenti con appellativi affettuosi di chi quotidianamente li segue ed assiste, davano una dimensione di familiarità trasportandomi fuori dall’immaginario che si può avere di un contesto punitivo/riabilitativo.
A concorrere ed ad alimentare tutto ciò come ulteriore ma indispensabile fattore determinante, il lavoro programmatico ed attuativo dei nostri organizzatori e la meravigliosa attitudine dei nostri volontari, la cui interazione con gli ospiti della struttura ha dato sostanza e credibilità a tutto il lavoro.
Più fattori, come quelli che concorrono per una giusta esposizione di una foto, hanno reso questa giornata perfetta nei contenuti come lo era nella intenzioni.
Dalla risposta e dal ritorno che si è intuito dagli ospiti dell’Istituto, dal loro desiderio di rivederci presto, ho avuto la percezione, legata all’auspicio, che oltre alla loro capacità di reazione, sarà il contesto affettivo e sociale che troveranno a poterne facilitare le prospettive.
La mia personale speranza per questi ragazzi, unitamente a quelli della prima edizione, è che quei volti non inquadrati od oscurati, per dar loro oggi tutela e protezione, trovino ben presto, nel loro prosieguo, un loro primo piano nella giusta cornice.
Fabio Salustri
Pensionato
Da un paio di anni, tramite varie amicizie in comune, sentivo parlare di questa esperienza. Ma per come sono fatto, finché non vivo qualcosa in prima persona, non riesco davvero a entrarci dentro.
Circa un mese fa mi scrive un amico:
“Che ne dici di unirti anche tu quest’anno?”
Accetto all’istante.
Preparo la borsa, esco prima da lavoro, macchina, tram… ed eccomi dentro il carcere minorile di Firenze. Formalità iniziali, consegna degli effetti personali, poi finalmente entriamo
Ci cambiamo. Siamo pronti per il torneo di calcetto
“Hai voglia di vincere?” mi chiede Pippo, senza sapere che sta parlando con una delle persone più competitive su questo pianeta
Prima partita: dobbiamo ancora ambientarci, conoscerci
Perdiamo 2-1. Andremo a giocarci il 3º/4º posto
Durante la pausa ne approfitto per scambiare due parole con alcuni ragazzi.
Molti di loro hanno davanti 4 o 5 anni di carcere: spaccio, tentato omicidio, qualcuno anche omicidio.
Eppure, nei loro occhi, riesco a percepire qualcosa di buono.
Ed è lì che mi sale una sensazione strana.
Non riesco a capacitarmi.
Non c’è tempo per pensarci troppo
Seconda partita: pronti via. Questa la vinciamo nettamente. Sono contento: per il risultato, per il gioco, per il bel gol segnato.
Poi mi fermo. Aspetto la premiazione
E quei pensieri tornano.
“Com’è possibile
Che colpa hanno davvero questi ragazzi
Che merito ho io di essere libero?
Mi si aggrovigliano in testa
Io non ho nessun merito per essere quello che sono.
E loro, probabilmente, hanno molte meno colpe di quelle che raccontano i loro reati
Io ho avuto la fortuna di nascere in Italia, in una famiglia presente, che mi ha insegnato la legalità.
Molti di loro no.
E forse è tutta qui la differenza
Se fossi nato nella famiglia di uno di loro, o di chiunque altro…
probabilmente oggi sarei io dall’altra parte.
Premiazione, qualche sorriso, saluti.
Si esce.
E mentre torno a casa, nonostante un 3º posto, mi rendo conto che nella vita…
ho vinto alla nascita.
Le domande in testa restano ancora molte.
Luca Visceglia
Capo Scout









































